Gracie Barra prima al Rome International Open IBJJF 2026
Ieri si è concluso il Rome International Open IBJJF Jiu-Jitsu Championship 2026, uno dei grandi appuntamenti europei della federazione internazionale, con atleti arrivati da molti paesi e da ogni livello di cintura.
Quando la polvere si è posata, la classifica per academy ha detto una cosa molto chiara: Gracie Barra ha chiuso al primo posto con 190 punti, davanti a CheckMat, seconda con 137, e ad Alliance, terza con 131.
Un margine netto, costruito medaglia dopo medaglia, categoria dopo categoria.
Sono numeri che chiunque può verificare da solo, perché l’IBJJF pubblica ogni risultato sulla pagina ufficiale dell’evento: ibjjf.com/events/3312/results. È uno dei lati più belli di questo sport, la trasparenza.
Non serve fidarsi della parola di nessuno, basta aprire la pagina e leggere.
I nostri ori
Anche la nostra scuola di Roma era presente alla gara, tornando con due ottimi primi posti: Alessandro De Luca nella Master 4, cintura marrone (-76 kg), e Kenichi Shono nella Master 5, cintura nera (-70 kg).
Al di là della medaglia in sé, due risultati del genere sono la naturale espressione del lavoro che il Professor James Lima porta avanti da anni sul tatami della Gracie Barra Roma.

Nel jiu jitsu ci si allena con costanza, ma a volte si sente il bisogno di mettersi in discussione e uscire dalla propria zona di comfort: c'è chi sceglie di andare a trovare amici in altre scuole e chi decide di iscriversi a un torneo, che resta sempre un'esperienza a sé.
Non è un percorso obbligato, né una scelta che fanno tutti, ma quando un praticante decide di fare questo passo e prendere quell'impegno con sé stesso, trova nella nostra scuola una guida solida.
Una vittoria non prende forma il giorno della competizione, ma nasce sera dopo sera grazie a quello che James riesce a trasmettere: non solo la cura del dettaglio tecnico, ma una presenza, un’impostazione e un valore umano che si ricevono lezione dopo lezione.
È un arricchimento profondo che resta impresso in ogni allievo, a prescindere dal fatto che decida o meno di salire su un tatami di gara, ma che nei momenti in cui ci si mette davvero alla prova fa la differenza e ti accompagna passo dopo passo.
Come si legge una classifica a squadre
Chi non frequenta il mondo delle gare potrebbe pensare che la classifica per academy sia la somma dei campioni più forti, ma in realtà funziona quasi al contrario.
I punti arrivano da ogni medaglia, in ogni categoria di peso, di età e di cintura, e quindi a pesare davvero è la quantità di atleti che una scuola riesce a far crescere e a portare sul tatami.
Un singolo fuoriclasse può vincere il suo oro, ma una classifica a squadre si conquista con la profondità: cinture bianche, blu, viola, marroni e nere, donne e uomini, giovani e master, tutti insieme a contribuire.
Per questo il distacco di 53 punti dalla seconda racconta qualcosa di più di una semplice vittoria sportiva.
Dice che il lavoro è diffuso, che non dipende da una sola persona o da un solo talento eccezionale e che a ogni livello ci sono praticanti preparati, abituati a competere con lo stesso spirito.
È anche la ragione per cui questi risultati contano molto per le scuole stesse, che li vivono come una misura della propria solidità e della propria reputazione, oltre che come un motivo di orgoglio per gli allievi.

Dalla piccola scuola al grande network
Qui vogliamo proporre un parallelo che ci sta a cuore.
Una scuola come la nostra, a Castro Pretorio, nel centro di Roma, è una realtà a misura di persona, dove ci si conosce per nome, ci si aiuta sul tatami e ci si ritrova la sera dopo il lavoro.
Eppure il modo in cui insegniamo non è nato qui e non resta qui. È un metodo condiviso, con un percorso chiaro per ogni cintura, un’attenzione alla tecnica prima che alla forza e un’idea precisa di come si accompagna una persona dal primo giorno fino alla cintura nera.
Lo stesso metodo viene replicato in tante città e in tanti paesi, da scuole piccole e grandi che parlano la stessa lingua tecnica e condividono gli stessi valori.
Ogni palestra porta i suoi allievi, le sue storie, i suoi piccoli traguardi, e la somma di tutto questo, in un torneo come quello di Roma, diventa una classifica che parla da sé.
Non è la vittoria di una persona, ma il risultato di una comunità che lavora nello stesso modo in luoghi diversi.
Il bello è che questo non vale soltanto per un torneo.
Nella sezione risultati del sito dell’IBJJF si può consultare l’andamento di Gracie Barra come organizzazione in molte altre competizioni, anno dopo anno.
Quando un risultato si ripete in contesti diversi, con atleti diversi e in paesi diversi, smette di essere un caso fortunato e diventa un indizio solido che il metodo funziona.
Un punto di riferimento, senza arroganza
Non vogliamo però raccontare una storia di superiorità.
Non pensiamo di dover invidiare o copiare nessuno e rispettiamo moltissimo le altre scuole che hanno animato questo torneo: CheckMat, Alliance e tutte le academy che hanno riempito il tatami di Roma.
Una classifica combattuta fa bene a tutto il movimento, perché spinge ciascuno a migliorarsi.
Se il nostro metodo può essere un punto di riferimento e una fonte di ispirazione per altre scuole, ne siamo felici, ma lo diciamo sapendo che si impara anche dagli altri.
Perché la verità è che c’è sempre del lavoro da fare.
Il Jiu-Jitsu Brasiliano evolve, i tempi cambiano e con loro le esigenze delle persone e del mondo che ci circonda.
Chi si allenava dieci anni fa cercava magari una disciplina e una forma fisica migliore, mentre oggi molti cercano anche una comunità, uno spazio dove staccare dalla frenesia della città, un modo per costruire fiducia in sé stessi.
Un buon metodo non è un monumento da custodire, ma qualcosa da aggiornare ascoltando chi si allena, curando i principianti quanto gli agonisti e tenendo sempre al centro i nostri valori: rispetto, fratellanza e benessere.

Non serve voler gareggiare per cominciare
Forse stai leggendo e pensi che le gare siano un altro mondo.
È normale e vogliamo dirti una cosa importante: la grande maggioranza di chi si allena con noi non gareggia, e va benissimo così.
Il Jiu-Jitsu Brasiliano è per tutti, uomini e donne, giovani e meno giovani, persone in forma e persone che vogliono ricominciare a muoversi.
Il percorso è lo stesso che ha portato Alessandro e Kenichi sul gradino più alto del podio, ma ognuno lo vive al proprio ritmo e con i propri obiettivi.
A Roma puoi scegliere il Jiu-Jitsu Brasiliano con il kimono, per una formazione completa a 360 gradi, oppure il submission grappling, cioè la versione senza kimono.
Se ti incuriosisce anche la parte in piedi, c’è il corso serale di Judo il martedì e il giovedì, un ottimo complemento per imparare le proiezioni prima di passare al lavoro a terra.
Vieni a provare
Il modo migliore per capire cosa rende speciale un metodo è viverlo di persona.
Passa a trovarci a Castro Pretorio (metro B), nei pressi della stazione Termini, e prenota una lezione di prova gratuita.
Troverai istruttori e compagni di allenamento che ti faranno sentire subito a casa, con la pazienza di chi è stato principiante prima di te. Chissà, forse tra qualche anno il prossimo risultato da celebrare su questo blog sarà proprio il tuo.







